martedì 27 maggio 2014

A volte me lo chiedo

«Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te».
Soren Kierkegaard , “Diario di Un seduttore”

lunedì 1 luglio 2013

Without you

«Senza di te non ho nessuno, nessuno qui, se non la paura: abbandonato a lei che sprofonda in me, precipitiamo giù dalle notti aggrappati l’uno all’altra».

Franz Kafka, “Lettere a Milena”.

lunedì 18 marzo 2013

Please, please, please

«Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare, a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole. Non farmi disperare al punto da buttar via il mio onore per la mancanza di consolazione; non farmi nascondere nell’alcol e non permettere che mi laceri per degli sconosciuti; non farmi essere tanto debole da raccontare agli altri come sanguino dentro; come giorno dopo giorno gocciola, si addensa e si coagula».

Sylvia Plath, “Diari”

martedì 12 marzo 2013

Non dovrei ma...

Primo amore

 Un tempo quando avevo 16 anni
c'era solo qualche scrittore a darmi speranza e conforto.

a mio padre non piacevanoi libri
e a mia madre neppure
perchè non piacevano al babbo
specie i libri che prendevo io in biblioteca:
D.H. Lawrence, Dostoevskij, Turgenev,
Gorkij, A. Huxley, Sinclair Lewis,  e altri.

avevo la mia camera da letto
ma alle 8 di sera bisognava filare tutti a nanna:
il mattino ha l'oro in bocca, diceva mio padre poi gridava:
luci spente

allora mettevo la lampada sotto le coperte
e continuavo a leggere sotto la luce calda e nascosta:
Ibsen, Shakespeare, Cechov,  Jeffers,Thurber, Conrad Aiken e altri.

mi offrivano una opportunità e qualche speranza
in un posto senza opportunità
speranza, sentimento.me la guadagnavo.
faceva caldo sotto le coperte.
qualche volta fumavano le lenzuola
allora spegnevo la lampada,
la tenevo fuori per raffreddarla.

senza quei libri non sono del tutto sicuro
di cosa sarei diventato:
delirante; parricida; idiota; buonannulla.

quando mio padre gridava
luci spente
son sicuro che lo terrorizzava
la parola ben tornita e immortalata
una volta per tutte nelle pagine migliori
della nostra più bella letteratura.

ed essa era lì per me vicina a me sotto le coperte
più donna di una donna più uomo di un uomo.

era tutta per me e io la presi.

Charles Bukowski

mercoledì 24 ottobre 2012

For the love of Jeffrey Lee Pierce

Qualche settimana fa ho letto " Dalla Terra alla Luna" di Jules Verne. Il libro non mi è piaciuto molto -  sarà che dopo aver letto "Il giro del mondo in 80 giorni" mi aspettavo qualcosa di diverso - qui, invece,  si perde in lunghe descrizioni sulla costruzione di strumenti di guerra, numeri, ecc. che forse lo rende più adatto a un altro pubblico. Interessante comunque, soprattutto per chi conosce questo film: 






Mai avrei immaginato di trovare quello che sto per raccontare: ora, io adoro i Gun Club e Jeffrey Lee Pierce ma non mi son mai interessata all'origine del nome della band. Eppure, dopo aver letto questo libro ho fatto una ricerca e non ho trovato niente interessante.
 Jules Verne è un autore di libri che, per l'epoca in cui visse, possiamo definire di fantascienza (oggi la fantascienza è ben altra cosa). Ebbene, il protagonista di "Dalla Terra alla Luna" è proprio un Gun Club. A quale attività si dedicassero gli iscritti al club si evince chiaramente dal nome ma faccio un pò di copia dal libro: " Come condicio sine qua non era imposto, a chi volesse entrare nell'associazione, di avere immaginato o almeno perfezionato un cannone o un'arma da fuoco qualsiasi. [...]Appare con evidenza, a chi consideri questa cifra, che l'unico intento del dotto circolo fu la DISTRUZIONE DELL'UMANITà A SCOPO FILANTROPICO, E IL PERFEZIONAMENTO DELLE ARMI DA GUERRA, CONSIDERATE COME STRUMENTI DI INCIVILIMENTO. ERA UN RIUNIONE DI ANGELI STERMINATORI, PER IL RESTO LE MIGLIORI CREATURE DELLA TERRA. [...]Molti erano rimasti sul campo di battaglia e il libro d'onore del Gun Club ne aveva raccolto i nomi, di quelli che erano ritornati i più portavano segni di una audacia indiscutibile. Stampelle, gambe di legno, braccia articolate, mani a uncino, mascelle di caucciù, crani d'argento, nasi di platino: nulla mancava alla collezione, e il suddetto Pitcairn calcolò pure che, nel Club Cannone, non si disponeva esattamente d'un braccio per quattro persone, e solamente di due gambe per sei". 
 


Adorabile
 


mercoledì 10 ottobre 2012

Lost and confused

Ti lascio che sono stata tanto bene assieme a te come mai mi era accaduto e non importa che ora ti dica quanto ti ho amato, perché sai benissimo che non appena riguardi a quello che siamo stati, li ritrovi facilmente i segni del nostro amore. Sono tutti lì che dicono ciao a me che me ne vado perché proprio non ce la faccio a immaginarmi il tempo dello squagliamento e del deterioramento, con te che arriverai qui e comincerai a cancellare tutto e io non voglio che si apra la battuta di guerra, tutti e due lanciati a stracciare le belle cose che siamo stati, c’è solo tristezza quando si finisce una storia come la nostra, lasciamola dunque così, io non voglio infierire.


Addio


Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini.

Blonde Redhead - "Chi è e non è"

mercoledì 19 settembre 2012

There is a Fitting and a Dismay. A Fitting and a Despair

Ciò che temevo venne,
ma meno spaventoso,
perchè il lungo timore
l'aveva quasi abbellito.


Ci si abitua all'angoscia,
alla disperazione.
Peggio sapere che viene
che saperla presente.

Chi indossa la sua pena
il mattino che è nuova
soffre più che a portarla
un'intera esistenza.

sabato 8 settembre 2012

Syd Barrett: Elogio della Follia



Allorché, per decreto delle potenze supreme, 
il Poeta appare in questo mondo attediato,
 sua madre impaurita e carica di maledizioni 
stringe i pugni verso Dio che l'accoglie pietoso
: - "Ah, perché non ho partorito un groviglio di vipere
 piuttosto che nutrirmi in seno questa cosa derisoria?
 Maledetta sia la notte d'effimeri piaceri 
in cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione! 
Poi che m'hai scelta fra tutte le donne
 perché divenissi disgustosa al mio triste marito,
 non potendo rigettare nelle fiamme
 come un biglietto amoroso questo mostro intristito,
 farò ricadere il tuo odio che m'opprime 
sul maledetto strumento della tua cattiveria 
e torcerò talmente quest'albero miserabile 
che esso non potrà innalzare i suoi germogli impestati." 
Inghiotte così la schiuma del suo odio e, 
ignara degli eterni disegni, 
prepara essa stessa in fondo alla Geenna i roghi consacrati ai delitti materni. 
Tuttavia, assistito da un Angelo invisibile,
 il figlio ripudiato s'inebbria di sole, 
e in tutto quel che beve e che mangia trova ambrosia e nettare vermiglio. 
 Gioca col vento, discorre con la nuvola, 
s'ubbriaca, cantando, del Calvario; 
e lo Spirito che lo segue nel suo pellegrinaggio,
 piange al vederlo gaio come uccello di bosco. 
 Tutti coloro che egli vuole amare l'osservano intimoriti o,
 rassicurati dalla sua tranquillità, 
fanno a gara a chi gli caverà un sospiro,
 sperimentando su di lui la propria ferocia. 
 Mescolano al pane e al vino destinati alla sua bocca
 cenere e sputi impuri; 
con ipocrisia buttano quanto egli tocca, 
s'incolpano d'aver posto il piede sulle sue orme. 
 Sua moglie va gridando per le piazze
: - "Poi che mi trova tanto bella da adorarmi, 
farò come gli idoli antichi, 
come essi vorrò che egli m'indori, e m'indori ancora; 
m'ubbriacherò di nardo, di incenso e di mirra, 
di genuflessioni, di carne e di vino, 
per sapere se io possa, in un cuore che m'ammira, 
usurpare, ridendo, gli omaggi destinati alla divinità. 
 E, stanca di queste farse empie,
 poserò su di lui la mia forte e fragile mano; 
le mie unghie, come quelle delle arpie, 
sapranno farsi strada sino in fondo al suo cuore. 
 Simile ad un uccellino che palpita e che trema 
gli strapperò il rosso cuore dal petto e lo butterò,
 sprezzante, al mio animale favorito perché se ne sazi.
" Verso il cielo, ove il suo occhio mira uno splendido trono, 
il Poeta sereno leva le pie braccia, 
e i grandi lampi del suo spirito lucido
 gli precludono la vista dei popoli inferociti
: - "Sii benedetto, mio Dio, 
che concedi la sofferenza come un rimedio divino 
alle nostre vergogne e come l'essenza più pura ed efficace
 per preparare i forti a sante voluttà. 
So che tu tieni un posto al Poeta nelle file beate delle tue Legioni, 
e che tu l'inviti all'eterna festa di Troni, Virtù e Dominazioni. So che il dolore è la sola nobiltà cui mai potranno mordere e terra e inferno;
 e che per intrecciare la mia mistica corona 
si dovranno tassare tutti i tempi e tutti gli universi. 
Ma i gioielli perduti dell'antica Palmira, i metalli ignoti, 
le perle del mare, montati dalla tua mano, 
non basterebbero al bel diadema, chiaro, abbagliante; 
esso sarà pura luce attinta al focolare santo dei raggi primigeni, 
di cui gli occhi mortali, al massimo del loro splendore, 
non sono che specchi oscuri e lagrimosi.

lunedì 3 settembre 2012

Per l'anno della demenza

Preghiera 

O Maria, fragile madre,
adesso ascoltami, ascoltami adesso
anche se non capisco le tue parole.
Un rosario nero con Cristo d’argento
si adagia fra le mie mani, si sconsacra
perché io non ci credo.
Ogni grano è rotondo e duro
fra le dita, un angioletto nero.
O Maria, concedimi la grazia
di questa conversione,
anche se sono brutta,
anche se sono sommersa
dalla pazzia, dal mio passato.
Ho anche le sedie
ma mi sdraio per terra.
Sono vive solo le mani
che toccano i grani.
Snocciolando parole
la lingua s’intreccia.
Una principiante: la mia bocca
aderisce alla tua, lo sento.

[...]

 S’avvicina, s’avvicina
l’ora della mia morte
mentre mi rifaccio il trucco
e torno come prima
come prima dello sviluppo,
quando portavo i capelli lisci.
E’ così la morte.
C’è nella mente il Viuzzo Morte
ed io ci sguazzo.
Il mio corpo è inutile.
Si arrende.
Come una cagna sullo stoìno
acciambellata, inerte.
Qui non ci sono parole, tranne
l’imparaticcio avemmariapienadigrazia.
E ecco entro nell’anno senza parola.
L’entrata è assurda ed esatto il voltaggio.
Esistono senza parola.
Senza parole si può toccare
e ricevere il pane senza fare
nemmeno un suono.

[...]
 

(Anne Sexton)